Autore: Francesco Pandolfi Balbi

Sono un eremita estroverso. Mi comporto quasi sempre da onda, quasi mai da particella. Amo il silenzio, permette di spaziare con i sensi sin quasi all'infinito. Gli ho dedicato un intero sito. Indago sulle grandi domande di sempre e ho delle risposte. Mie, organiche, discutibili come ogni altra. Metto a frutto i miei giorni per comprendere. E' un gioco di quelli 'bambini' che mi assorbe totalmente. Cerco sempre di condividerlo con chi sento sulla mia stessa lunghezza d'onda. Infatti, per illuminarmi la via, ho sempre usato tre lanterne: la bellezza, l'armonia, l'amore per la condivisione. Mi piace assumermi la responsabilità del mio punto di vista e agisco per creare equilibrio. Ecco perché, tra le altre cose, scrivo libri e, attraverso il sito MAGRAVS Italia, cerco di far conoscere la tecnologia Keshe... una cosa pazzesca che sta cambiando il mondo... Di me parlo anche in questa pagina.

Dopo aver scritto ‘La nascita, il giorno più importante‘, ho continuato a elaborarne i contenuti rendendomi sempre più conto che la sua influenza sulla nostra vita è paragonabile a un filtro colorato perennemente piazzato davanti agli occhi. Il modo in cui l’esistenza si plasma dipende principalmente dalla qualità delle emozioni che ci accompagnano, e la nascita è l’evento che imprime a fuoco quella di base che le condizionerà tutte per l’intero arco della nostra vita terrena.

Mi sono poi imbattuto nel lavoro di Stanislav Grof, psichiatra e ricercatore nel campo degli stati di coscienza non ordinari (qui un approfondimento sul suo lavoro), potendo constatare che la mia idea, nonostante sia totalmente autoprodotta, ha validi fondamenti.

Approfondisci in Silenzio e Vita

Conosco molte persone che tentano costantemente di far pace con la propria vita.

Il rapporto con l’altro non c’entra: il nostro mondo personale assume i connotati che le emozioni gli dipingono addosso sulla base di pochi ricordi essenziali che si formano nell’infanzia e vanno a costituire i punti focali delle nostre esistenze. E dei nostri problemi.

Di recente mi è capitato di leggere Il codice della guarigione di Alexander Loyd e Ben Johnson. Presenta con discreta logorroicità informazioni già note incastrandole, però, in modo illuminante. Il sunto è che lo stress ci tarpa le ali, ci accorcia e danna la vita avendo origine in massima parte proprio dalle memorie dell’infanzia (e da quelle prenatali).

Da ‘Verso il ritorno’ di Francesco Pandolfi Balbi

Perciò non è Spirito a far casino, ma Mente,
che fatica a interpretare i segnali che le giungono
dai suoi compagni di viaggio…

Legenda: Mente – AnimaSpirito

… se non ci sentono, non significa che non esistiamo…

Dice che se non vi sentono non significa affatto che non esistete.

Vero. Ma mi turba molto di più la scarsa capacità d’interpretare il nostro pensiero. Fanno disastri a iosa.

Credo sia proprio la tua voce a disorientarli.

… certo… La mia la sentono in pochi…

L’inizio della Psicologia Olografica in 11 punti:

1. L’Uomo non è il suo corpo, ma Ciò che lo abita.

2. Ciò che lo abita è qui da sempre e non è di questo universo.

3. Questo ‘Ciò‘ è la Coscienza, un’unica Essenza Originaria che, entrando in questa dimensione, si è divisa olograficamente in un numero pressoché infinito di Scintille senzienti.

4. Ogni essere umano è un ‘fuoco di Coscienza’ composto da tre di queste Scintille: Mente, Spirito, Anima, ciascuna specializzata nell’esplorare e relazionarsi con una delle tre dimensioni che compongono l’universo materiale: rispettivamente energia, spazio, tempo (per approfondimenti leggere il capitolo ‘Spiragli’ nella pagina degli estratti di quanticamalìa).

Corrado Malanga, Vadim Zeland e la Psicologia OlograficaTi sei mai chiesto perché sei qui?

Se l’hai fatto almeno una volta, continuare a leggere potrebbe esserti utile.

Secondo le ricerche di Corrado Malanga, autorevole e discusso ricercatore dell’Università di Pisa, solo il 20% della popolazione sarebbe provvisto di anima.

La nostra attenzione è rivolta altrove, ma da anni ci chiediamo perché solamente un certo tipo di persone percepisca la realtà in modo più profondo e, in un certo senso, malinconico della media, non si faccia abbindolare dai tentativi di manipolazione del sistema e si faccia le classiche domande che da sempre contraddistinguono le schiere più nobili dell’Umanità: chi sono? Perché esisto? Dove sto andando? Cos’è il mondo? Com’è fatto e come funziona? Cosa sto facendo? Perché lo faccio?

La fisica spiega le facoltà di percezione extrasensoriale: Alain Aspect

Nel 1982 un’équipe di ricerca dell’Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, condusse quello che potrebbe rivelarsi come il più importante esperimento del XX secolo.

Alain Aspect e il suo team scoprirono infatti che alcune particelle subatomiche, come gli elettroni, in determinate condizioni sono capaci di comunicare istantaneamente l’una con l’altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri, sia di 10 miliardi di chilometri. È come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stanno facendo tutte le altre.

Da ‘Verso il ritorno’ di Francesco Pandolfi Balbi

“Appartengo a una stirpe di esploratori. Come fenice, scelgo l’impresa del tutto o niente e precipito di mia volontà nel grembo di una donna.

Si tratta di un passaggio molto graduale. Un corpicino appena abbozzato si sta formando in un nido estraneo e accogliente, e io comincio a fare avanti e indietro o, più propriamente, sono un po’ di qua e un po’ di là.

Vivo ancora in seno all’Unità, ma sento anche il sangue pulsare, una vita più primitiva scorrere intorno e dentro di me. Abbraccio il corpo che mi ospita, lo ringrazio per il dono straordinario che mi sta facendo e per la sofferenza che un giorno mi regalerà.
Vivo nella lentezza… Quasi nella stasi.
Preparandomi alla grande avventura, ristagno nella vita che si prepara a esplodere.
So che un giorno sarò pronto a uscire e farmi strada. È il destino che ho scelto. Desidero darmi da fare, e i miei fratelli sono ‘dall’altra parte’ – quella dalla quale provengo – e tifano per me.

Così traslo il mio essere dall’Unità assoluta, eterna, onnisciente.
Mi separo, ma non precipito subito. Entro in purgatorio per prepararmi all’inferno.

Da ‘Verso il ritorno’ di Francesco Pandolfi Balbi

“Adesso mi preme scrivere ancora della Solitudine, nostra dolcissima compagna di viaggio e, allo stesso tempo, terrifico spauracchio per la maggior parte di noi.
Riallacciamoci al concetto di quantizzazione. Ricordiamo che essa impedisce a diverse incarnazioni della stessa Anima di condividere il medesimo tempo e a diverse incarnazioni di un singolo Spirito di condividere lo stesso spazio.
Abbiamo senz’altro mille valide ragioni per lamentarci. A ben guardare, però, la logica e l’etica del nostro status di esploratori sono ineccepibili: se le parti di Coscienza che ci compongono trascorressero l’esistenza in compagnia di altre espressioni di se stesse, uno dei poli del flusso coscienziale decadrebbe e il flusso si bloccherebbe. Certo, allora, nelle nostre cucuzze non sorgerebbe mai l’idea, né tanto meno il desiderio, d’interagire con altri ed esplorare lo Specchio. L’universo virtuale e il movimento che lo permea diverrebbero inutili e noi, con tutta probabilità, non avremmo alcun interesse a svolgere il nostro ruolo di Creatori. La bellezza e l’armonia regnerebbero ovunque definendo paradossalmente un livello esperienziale molto simile alla morte.

Da ‘Verso il ritorno’ di Francesco Pandolfi Balbi

“Sono abituato a riflettere con Mente, ma anche a sentire con Anima e, inoltre, a dare importanza ai segnali che mi giungono da Spirito. La mia visione è perciò la seguente.

Anima, Spirito e Mente sono entità dotate d’essenza e personalità proprie… composte sia di Coscienza, sia di virtualità (tempo, spazio, energia). Le rende strutturalmente e funzionalmente dissimili la diversa proporzione tra questi quattro elementi, nonché l’assenza totale, in ciascuna entità, di uno di essi.

Quella che, per convenzione, ho chiamato sin dall’inizio Anima, non ha componente temporale e ha il massimo grado di quella coscienziale, mentre Spirito è privo di fattore spaziale e ha meno Coscienza di Anima e più di Mente; alla quale, invece, manca la componente energetica.

Da ‘Verso il ritorno’ di Francesco Pandolfi Balbi

Solitudine, ricordo della nostra infinità(…) … era ben lontano dal comprendere che una compagna di viaggio fedelissima e dolcissima l’aveva già: era Solitudine, ovvero l’accettazione della propria missione, la certezza di ricoprire un ruolo essenziale, perseguire uno scopo e andare verso un sicuro ritorno.

Non siamo qui per vivere lo stato di Comunione assoluta dal quale proveniamo. Se fosse possibile sperimentarlo anche sulla Terra, la nostra missione esplorativa sarebbe inutile e disfunzionale. Più avanti spiegherò perché.

Invece siamo venuti per altro, e la forza della Solitudine è proporzionale alla memoria dello stato originario dal quale ci separammo e al quale, nell’intimo, sappiamo che faremo ritorno.